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Archivio per 7 Novembre 2007

Il cinema giapponese

Pubblicato da diego86 su Novembre 7, 2007

Allora, provo anch’ io a fare un articoletto! Mi pare che non si sia ancora parlato di una delle cose più belle del giappone, il cinema, che fin dagli anni ’50 sforna capolavori di ogni genere.

Il cinema giapponese fonda le sue basi negli anni 30, con il cinema di propaganda , che lo accomunava a quello italiano e tedesco. La creatura del regime fu un’arma a doppio taglio per ognuna di queste nazioni, in quanto, dopo la caduta dei partiti dittatoriali diede vita a correnti di altissima qualità ma ovviamente totalmente opposti agli ideali stessi dei vecchi regimi ormai caduti. L’esempio più ovvio è quello neorealista in Italia. In ogni caso, in Giappone, fin dagli anni ’50, esisteva una produzione altissima. E fin da subito, come noi italiani, i giapponesi si ritrovarono con dei registi di una bravura eccelsa. Già nel ’53 e nel ’56 abbiamo due grandi capolavori. “La torre dei gigli” è la storia del suicidio forzato di un gruppo di ragazze durante la battaglia di Okinawa, mentre “Fuochi nella pianura” mostra le truppe giapponesi ridotte al cannibalismo. Insomma,film che denunciano la brutalità della guerra, ma non manca un vago filone di ambiguità. Alcuni infatti descrivevano le imprese eroiche dell’esercito imperiale, mostrando gli americani come individui animaleschi e pronti a corrompere chiunque. Un esempio lampante è “Porci, geishe e marinai” di imamura Shohei (1961). In questo periodo nascono i sottogeneri, quello dedicato ai samurai (chanbara), quello sui gangster dell’odiata-amata yakuza e la malavita… e quelli con i famosissimi mostri giapponesi. Come Godzilla del 1954.

Avevo accennato ai registi eccelsi giapponesi. Di questo periodo ovviamente spicca il nome del grande maestro Akira Kurosawa. La sua biografia e lunga e non mi sto a prolungare, a parte accennare a come sia stato amato da noi occidentali al punto che registi famosi come George Lucas e Coppola gli salvarono letteralmente la vita: dopo che Kurosawa tentò di suicidarsi a causa di una carriera in declino, lo aiutarono a riportarlo in auge, coproducendo uno dei massimi lavori della cinematografia giapponese, “Kagemusha, l’ombra del guerriero”. Ma di Kurosawa i capolavori son tanti, e tanto per accennarne qualcuno mi vien da dire “I Sette Samurai”, “La fortezza nascosta”, “La sfida del samurai” (dal quale Sergio Leone s’ispirò tantissimo per i suoi western), “Ran”, “Rapsodia in Agosto” e “Rashomon”.

Un altro grande regista è sicuramente Kenji Mizoguchi. Di suo va assolutamente ammirato “I racconti della luna pallida d’agosto” (1953).

Andando avanti con gli anni, per gli estimatori del genere dei film cappa e spada, o comunque d’avventura o d’azione, mi vien da citare “Lady Snowblood”, un film del 1974 che è stato un esempio per tanti registi occidentali, primo su tutti Quentin Tarantino.

Per quanto riguarda un cinema più recente, il caposaldo è ovviamente Takeshi Kitano. Attore, comico, sceneggiatore e soprattutto regista. E’ con lui che il cinema del silenzio, che caratterizza un po’ tutto il cinema giapponese, raggiunge l’apice. I temi ricorrenti della solitudine, del suicidio, un nichilismo malinconico quello del maestro Takeshi. Il suo cinema come regista inizia con un film d’azione, la storia di un vendicativo poliziotto, “Violent Cop”, e siamo nell’89. Ma già con il suo terzo film, nel ’91, fa quello che secondo me è un grandissimo capolavoro, “il silenzio sul mare”. Raccontare la trama è inutile, in quanto non è un film che va letto, ma percepito con lo sguardo .E’ la storia di un un ragazzo sordomuto, che passa le giornata a passeggiare sulla riva del mare con la propria ragazza. Quando meno se l’aspetta trova una tavola da surf, ed è così che la sua vita tenta di cambiare. Un altro film di Takeshi Kitano che adoro è “L’estate di Kikujiro”, del 1999. La storia di un bambino solo alla ricerca di sua madre, e nel suo viaggio sarà accompagnato da un uomo burbero e violento (interpretato appunto dal regista) che però nasconde un cuore d’oro. Ma i film di Kitano da apprezzare son tanti, vi basterà dare uno sguardo alla sua filmografia e puntare il dito a caso.

Alla fine degli anni novanta, la cultura giapponese è tanto legata al mondo delle idol, a quelli dei manga e della violenza stessa. “Battle Royale” è un sunto di queste tre tematiche. Tratto da un manga, è uscito nel 2000, ed è l’eccentrica, ma inquietantissima storia di una classe di una scuola superiore giapponese che si ritrova in un’isola sperduta, sottoposta ad un assurda regola creata dal governo giapponese per curare il bullismo incessante nel paese del sol levante.

C’è poi un film che in Europa e particolarmente in Italia è ben poco conosciuto, ma se avete l’opportunità di reperirlo ve lo consiglio assolutamente. E’ “April Story”, un film del 2001, diretto da un grande regista attuale giapponese, Shunji Iwai. E’ un piccolo capolavoro.

Altro grande regista, secondo me il miglior regista al mondo di film d’animazione, è Hayao Miyazaki. Papà di Conan, non il detective ma della serie tv del 78, chiamata “Conan, il ragazzo del futuro”, creatore di Totoro e di film profondamente legati all’amore per la natura e la magia. “La città incantata” immagino l’abbiate visto davvero tutti. E se ve lo siete perso dovete guardarlo assolutamente. Il Castello Errante di Howl, Nausicaa della Valle del Vento e la Principessa Monoke.

 

Dimenticavo il cinema horror giapponese. E’ secondo me invidiabile, in quanto è totalmente diverso da quello occidentale, sia americano che europeo. Tutto questo a causa del fatto che mentre il nostro horror fonda le base sui miti e leggende occidentali, da dracula a frankestein, e soprattutto sulla religione cristiana (Vedi L’esorcista), l’horror giapponese invece è legato ad una filosofia ed una religione dove non esistono inferno e paradiso, non esistono fantasmi o demoni da esorcizzare, ma spiriti condannati a vivere con noi, spiriti spesso vendicativi e affamati di essere umani. E quì ovviamente si parla di Ringu di Nakata, Ju-on di Shimizu (sia chiaro, non sto parlando della versioni americane) o del cinema horror del regista Takashi Miike, il più apprezzato in occidente di questo genere. Di suo consiglio assolutamente Imprint, film di un’ora che fa parte a sua volta di una serie dedicata all’orrore, Masters of Horror. Comunque, credo sia un cinema terrificante, dove si distacca dall’attuale corrente americana horror, che è sfociata nello splatter in stile teen horror, ma in un mondo fantastico ma terribile, dove a farla da padrone sono il vedo il non vedo, l’oscurità e i rumori inquietanti.

Mi fermo perché ho scritto troppo per un intervento . Sono sicuro di aver dimenticato tantissimi altri grandi film giapponesi, ma abbiate pazienza, questo è davvero un gran bel cinema!

Ah, un’ultima cosa. Per chi fosse interessato ad acquistare i film giapponesi, o comunque orientali, vi consiglio una fumetteria, che a prezzi non eccessivi vende titoli d’importazione e spesso davvero molto rari da trovare in Italia. E’ Fat’s Dream, in via Dolfi, a circa un kilometro della stazione. Un paradiso per gli otaku.

 

Diego

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Account utente

Pubblicato da Davide F. su Novembre 7, 2007

Vedo con grande piacere che gli autori cominciano a sfornare articoli!!

Perchè non vi fate l’account personale e iniziate a scrivere con quello? Quando il blog sarà pieno di articoli potrà essere utile poter dividere i post per autori.

…a dimenticavo! Ormai che ci siete, mettete anche una foto o comunque un avatar.

Resto a disposizione per chiarimenti.

Davide

Pubblicato su Istruzioni per l'uso | 5 Commenti »